ISTEROSCOPIA

L'isteroscopia è un intervento che si effettua introducendo uno strumento sottile d'acciaio con all'interno delle fibre ottiche attraverso la vagina dentro l’utero, penetrando nel canale del collo uterino.

Per consentire la visione della cavità uterina è necessario distendere le pareti uterine con particolari soluzioni liquide, o raramente con gas Co2.

Si osserva quindi il tipo di alterazione presente e, se confermata, si potrà procedere all'eventuale biopsia e/o al trattamento chirurgico della stessa.

In caso di diagnosi di polipi, sinechie, setti uterini o miomi la procedura verrà terminata e si procederà in un secondo tempo a procedura operativa che richiede un ricovero in “day surgery”, ed una anestesia. Il secondo tempo è motivato dal fatto che spesso è necessaria una preparazione farmacologica che deve precedere l’atto operativo per qualche giorno o settimana.

Attualmente ci sono dispositivi che permettono di procedere direttamente al trattamento nel corso della stessa procedura diagnostica: in questi casi fatta la diagnosi è possibile attuare direttamente l'intervento. Si tratta comunque di “piccole patologie”, come polipi di piccole dimensioni, setti uterini incompleti, mentre per le patologie più impegnative (grossi polipi, fibromi ecc) è opportuno il ricorso all’intervento operativo con adeguato strumento e in anestesia.

RISCHI E COMPLICANZE

Per quanto riguarda le complicanze, l’isteroscopia, come tutte le procedure chirurgiche, ne può presentare diverse, alcune delle quali gravi:

  • Complicanze legate all'anestesia locale o generale (generiche, come per ogni altro tipo di intervento chirurgico).
  • Complicanze legate alla tecnica isteroscopica: lesioni cervicali, perforazione uterina, lesioni intestinali, complicazioni emorragiche.
  • Possibile sindrome da sovraccarico circolatorio con possibili disturbi neurologici e scompenso cardiaco da eccessivo assorbimento del mezzo di distensione.
  • Possibilità che l'esito non possa considerarsi soddisfacente e necessiti di ulteriore intervento.
  • Possibilità che l'intervento in seguito all'insorgenza di complicanze debba essere completato o eseguito per via laparotomica nel caso che l’operatore lo ritenga necessario.
  • Complicanze infettive.

Tali complicazioni sono tuttavia estremamente rare, e la loro frequenza varia, a seconda delle difficoltà dell'intervento, dallo 0,5 all'8,9 per ogni 1000 interventi.
Per ottenere la completa guarigione alcune patologie possono richiedere, nei mesi successivi, la ripetizione dell’intervento e/o delle cure post-chirurgiche.

PRIMA DELL'INTERVENTO

Isteroscopia diagnostica

La procedura è ambulatoriale; non occorre alcuna preparazione particolare e non occorre il digiuno.

Non sono richiesti esami preliminari; solo eccezionalmente può essere necessaria una sedazione o un'anestesia locale. Può essere necessario programmare la procedura tenendo in considerazione il periodo del ciclo, per evitare che un’eccessiva presenza di tessuto endometriale o mestruale possano ostacolare la visione.

Si procede quindi alla disinfezione con una soluzione disinfettante e si introduce direttamente l'isteroscopio in vagina che viene sospinto delicatamente sotto visione diretta fino al collo dell'utero. Individuata l'apertura del canale cervicale si procede con la progressione dell'isteroscopio fino ad entrare nella cavità uterina. Tutto questo procedimento viene fatto insufflando il liquido di distensione che altro non è che soluzione salina, e la percezione da parte della paziente è quella di fare una lavanda vaginale.

Isteroscopia operativa

La strumentazione che viene utilizzata per la procedura operativa è sensibilmente più grossa della diagnostica (10 mm contro 3 – 4), ed è pertanto richiesta l’anestesia generale. Trattandosi tuttavia di interventi di breve durata non occorrono anestesie profonde e non viene solitamente utilizzata l'intubazione tracheale.

Per questa ragione sono richiesti gli esami del sangue preoperatori, l'elettrocardiogramma e a volte la radiografia del torace, e l'intervento va eseguito in sala operatoria.

Spesso, a seconda della malattia da trattare può essere necessario scegliere il momento dell'intervento rispetto al periodo mestruale, e per certi interventi più complessi, come le asportazioni di fibromi, effettuare una terapia farmacologica di preparazione nelle settimane che precedono l'intervento.

Per le dimensioni dell'isteroscopio operativo occorre preliminarmente dilatare il collo dell'utero con delle bacchette metalliche a diametro crescente (dilatatori di Hegar) fino al calibro di 10 mm, e solo a quel punto si può introdurre l'isteroscopio e procedere con l'intervento.

DOPO L'INTERVENTO

Nel caso della procedura diagnostica, che è ambulatoriale si possono riprendere immediatamente le proprie abitudini di vita; non occorre utilizzare analgesici se non in rarissime circostanze. Il fastidio che si avverte è di modesta intensità e si risolve velocemente. Possono persistere leggere perdite di sangue nelle ore successive.

Nel caso di procedura operativa occorre attendere il completo risveglio della paziente (di solito bastano un paio d'ore per recuperare il pieno controllo) prima di consentire la dimissione. Il dolore post operatorio è modesto, e ben controllato dai comuni analgesici. Le perdite di sangue dopo la procedura, in genere di modesta entità possono protrarsi per qualche giorno. E' consigliabile un giorno di convalescenza.