ULTRATEST

L’Ultratest è un esame di screening non invasivo che consente di valutare il rischio che un feto possa essere affetto da Trisomia 21 (sindrome di Down), o da trisomia 18 (sindrome di Edwards). L’esame permette di evidenziare condizioni di rischio prima di procedere con esami invasivi come amniocentesi e villocentesi. L’esame si esegue durante il primo trimestre di gravidanza, tra la 11° e la 13° settimana e combina parametri ecografici e clinici con valori biochimici eseguiti su prelievo di sangue.

Durante il controllo ecografico viene verificata la vitalità del feto e l’assenza di gravi malformazioni. Viene valutata l’epoca gestazionale in funzione della lunghezza del feto (CRL) e misurata la Translucenza nucale (NT). La NT è una zona evidenziabile ecograficamente compresa tra la cute e la colonna cervicale del feto: maggiore è lo spessore della Translucenza nucale e maggiore è il rischio di cromosomopatie.

Nel campione di sangue materno si misura invece la quantità di due parametri biochimici Free Beta HCG e PAPP-A (plasma proteina A associata alla gravidanza), che sono presenti in gravidanza. Nella maggioranza dei casi anomali queste sostanze sono presenti in quantità alterata.

Il risultato del test biochimico viene combinato ai dati clinici ecografici attraverso particolari software accreditati dalla Fetal Medicine Foundation; l’affidabilità del test si attesta intorno al 94-96% : l’esame è in grado di individuare 9 casi di sindrome di Down su 10 e una importante parte dei casi di trisomia 18. Un esito alterato può inoltre suggerire la presenza di altri tipi di anomalie cromosomiche, congenite o di difetti genetici. E’ importante ricordare che questo esame non è un test diagnostico in grado di riconoscere se il feto è malato o sano, ma fornisce la miglior stima possibile delle probabilità che possa essere affetto dalle anomalie descritte sopra.